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Ogni attimo è il frutto di una decisione e ognuno di noi è il risultato delle decisioni prese nel corso del tempo

Prendere le decisioni giuste è fondamentale per dare una direzione e un senso alla propria vita. A volte può essere molto difficile fare la scelta giusta e ci si lascia facilmente assalire da mille dubbi che ostacolano il processo di decisione. Molto spesso, infatti, i conflitti interni e i giudizi che provengono dall’esterno impediscono di vedere chiaramente la strada da perseguire.

La vita dell’essere umano è connotata dalla possibilità di scegliere: fin da quando ci alziamo, operiamo delle scelte, ad esempio decidendo se fare colazione o meno, cosa indossare per andare al lavoro ecc. Ogni attimo è il frutto di una decisione e ognuno di noi è il risultato delle decisioni prese nel corso del tempo.
Se da un lato la società moderna ha diffuso l’idea che l’uomo sia artefice del proprio futuro e determini con le sue scelte la propria esistenza, dall’altro scegliere non è per niente facile, dal momento che ogni scelta, indipendentemente dall’ambito, implica un’assunzione di responsabilità circa le conseguenze. Ecco perché molte persone si sentono come bloccate dalla paura di prendere una decisione, proprio per le possibili conseguenze che ne possono scaturire.
Esiste un modo per imparare a scegliere? La risposta è sì. Imparare a scegliere può essere visto come un vero e proprio allenamento, là dove la migliore palestra è la vita stessa, che ogni giorno ci mette di fronte a situazioni per le quali è necessario prendere una decisione.
Per chi desidera prendere in mano la propria vita, è consigliabile iniziare dalle piccole scelte, per poi arrivare gradualmente a prendere decisioni via via più importanti.

Ecco i principali motivi per frenano molte persone dal fare delle scelte:

  • Disporre di troppe alternative. Quando si hanno a disposizione varie opzioni tra cui scegliere, la mente va in confusione, per via di un eccesso di informazioni e della mancanza di criteri chiari su cui valutare ogni opzione.
  • Perfezionismo. Molte volte si è troppo esigenti con se stessi e ci si impone di dover fare sempre la scelta migliore, temendo sempre di sbagliare. Si finisce così con l’evitare di prendere decisione, questo per non commettere errori e per il timore di non essere all’altezza.
  • Eccesso di razionalismo. Se si fondano le proprie scelte esclusivamente su ragionamenti razionali, si soffocano le emozioni e l’istinto, che sono parte integrante del nostro essere. In questo modo si perdono informazioni preziose su noi stessi e sul mondo che ci circonda. Scegliere qualcosa che non è in linea col proprio sentire e la propria sfera istintiva ed emotiva, porta solo a conseguenze negative, come ad esempio il rinunciare, col tempo, a seguire tale scelta, prigionieri di situazioni che non desideriamo realmente.
  • Eccesso di emotività. Se da un lato basare le proprie scelte esclusivamente su calcoli razionali è limitante, allo stesso modo potrebbe essere controproducente affidarsi solo alle proprie emozioni, che per natura, sono mutevoli.
  • Dare troppo peso alle conseguenze. Ogni scelta ha innegabilmente un effetto sulla nostra vita. Se è vero che nessuna scelta andrebbe mai presa con leggerezza, è pur vero che non bisogna dare troppo peso all’impatto di una singola scelta sulla nostra vita. Raramente le scelte compiute sono irreversibili. Per quanto possa essere difficile, esiste sempre la possibilità di fermarsi, cambiare strada o intraprenderne una nuova.
  • Molti tendono a sottovalutare il fatto che anche il non operare una scelta rappresenta una scelta. Chi sceglie di non assumersi le responsabilità, sta comunque decidendo, sta permettendo che siano gli altri a decidere per la sua persona, di conseguenza tutto ciò che ne conseguirà sarà comunque il risultato delle sue incertezze. Superare le incertezze è l ‘unico modo per decidere veramente.
    Spesso le situazioni che impongono scelte drastiche sono quelle che fanno soffrire maggiormente, in quanto comportano di cambiare le abitudini e di uscire dalla propria zona di comfort. Ma anche il non decidere può comportare sofferenza, in quanto fa sentire vuoti e spegne ogni entusiasmo.
    Operare delle scelte è tutto ciò che si può fare per sentirsi vivi e padroni del proprio destino, il modo per superare la pigrizia mentale che spesso ci vincola nel relazionarci a cose e persone.
    E anche quando si ha il timore di fare la scelta sbagliata, è comunque preferibile scegliere. Si tratta pur sempre di un’esperienza acquisita e sicuramente utile per affrontare scelte future. Il primo passo da compiere è quello di entrare in contatto con il proprio io, annullando tutte le influenze esterne e ad acquisendo una piena consapevolezza che consenta di percepire i propri reali desideri.
    Il cuore conosce la strada da percorrere. Le persone che propendono verso la razionalizzazione di tutti gli aspetti della propria vita faticano a seguire ciò che il cuore suggerisce. Troppo spesso si preferisce dar retta al cervello, analizzando pro e contro di ogni situazione e finendo per perdere di vista la spinta emotiva che dovrebbe animare qualsiasi scelta.
    Scegliere con la razionalità può essere utile a minimizzare i rischi, ma porta molte volte all’infelicità.
    E’ fondamentale dunque cercare di ascoltare la propria voce interiore e lasciarsi guidare da essa: sono in molti a sostenere che l’anima racchiuda già in se le risposte che si sta cercando, mentre ogni problema nasce semmai dal decidere di voler ascoltare o meno la propria coscienza.
    Il mondo è ricco di persone che hanno avuto il coraggio di fare scelte importanti, talvolta andando contro tutto e tutti, ma la maggior parte di queste persone ha il sorriso stampato sul volto, il sorriso di ha ascoltato il proprio cuore e nient’altro.

    Oltre al cuore, esiste una componente della propria personalità particolarmente utile per prendere una decisione, e si chiama intuizione.
    L’intuizione offre informazioni e spunti che possono essere sfruttati per un’ulteriore riflessione. Ad esempio, di fronte ad una persona sconosciuta, si tende quasi sempre a maturare un immediato e spontaneo giudizio, o per meglio dire un’impressione, che proviene da dentro, e che andrebbe sempre ascoltato, ponendosi ad esempio domande come “Sono sicuro/a di voler conoscere questa persona?”.
    Particolarmente utile anche prestare attenzione alle proprie reazioni fisiche: come si comporta il nostro corpo davanti a questa persona? E’ teso e tende a contrarsi o, al contrario, è rilassato e disteso?

    Occorre arrivare a mettere a fuoco il proprio obiettivo, magari scrivendolo nero su bianco ed elaborando un piano per raggiungerlo. Un buon esercizio potrebbe essere quello di stendere una specie di racconto, che esponga le tappe e tutti i dettagli per arrivare alla meta, cercando di essere il più concreti possibile, quasi come fingendo che tutto fosse stato già realizzato.

    Prima di esporre ad altre persone la propria scelta, è utile stendere un elenco di tutti gli argomenti che la giustificano ai vostri occhi, in questo modo si avrà una gerarchia che include la propria esigenza primaria (ad esempio guadagnare di più) e quelle più marginali (ad esempio la vicinanza del luogo di lavoro): se la prima è non negoziabile, quelle marginali possono essere soggette a modifiche. Operando una simile distinzione, si potrà operare una scelta in maniera più consapevole e meno traumatica.

    Per fare scelte importanti, ognuno è chiamato a stabilire quali siano le cose che gli impediscono di essere felice e in secondo luogo attuare le strategie giuste per rimuovere queste barriere. Anche se il traguardo finale consiste nell’eliminare quei fattori esterni che ci impediscono di vivere serenamente, il cambiamento parte sempre dall’interno, per questo motivo è necessaria una svolta nel modo di agire, pensare e nel modo in cui si concepiscono la realtà e gli eventi.

    Seguire il cuore non vuol dire trascurare del tutto l’aspetto razionale di una scelta. E’ importante valutare le possibili conseguenze, magari scrivendo nero su bianco i pro e i contro e i relativi effetti. Alcune persone trovano molto utile visualizzare in maniera concreta tutte le possibili conseguenze.

    Talvolta ci si potrebbe rendere conto che gli ostacoli e le difficoltà superano gli eventuali benefici di una determinata scelta, mentre altre volte la decisione più ostacolata è quella che può fare veramente la differenza.

    Nonostante la scelta debba essere quasi esclusivamente il frutto di una riflessione profonda e personale, potrebbe essere utile condividerla con le persone fidate, amici e/o famigliari, che in molti casi possono fornire consigli sinceri e costruttivi.

    Nel comunicare la propria decisione a terzi, è bene dichiarare fin da subito la propria esigenza primaria, in modo da mettere tutti al corrente circa le proprie priorità. Il passo successivo è quello di invitare l’interlocutore al dialogo, chiedendo un parere e ascoltando le sue considerazioni. L’obiettivo è quello di raggiungere un consenso e non un compromesso, che sottovaluterebbe il desiderio di uno a favore di un altro.

    Un modo per evitare scelte sbagliate è quello di restare coerenti con le proprie visioni e il proprio sentire, senza mai farsi travolgere dagli eventi e, anzi, imparando a dominarli volgendoli a proprio favore.
    Le decisioni che prendiamo rispecchiano ciò che siamo: ecco perché prendere una decisione sull’onda di consigli o pressioni varie equivarrebbe a tradire il proprio io e finirebbe quasi sicuramente con l’avere conseguenze negative.

    Per agire è necessario superare ogni paura, dubbio o inibizione, facendo convergere efficacemente le proprie aspirazioni in un piano di azione concreto.
    Un esercizio pratico e molto utile consiste nel visualizzare se stessi nell’atto di convincere un potenziale datore di lavoro circa le proprie capacità, in un dialogo in cui si riesce ad essere particolarmente brillanti. Nel visualizzare tale situazione, occorre far finta di stare assistendo alla scena di un film, gustandosi il successo e la sensazione di benessere che ne deriva.

    Seguire il cuore e l’intuizione non vuol dire prendere decisioni avventate, questo perché molto spesso si è preda di emozioni che alterano la capacità di giudizio e portano a fare scelte sbagliate, dettate ad esempio da rabbia, frustrazione, eccitazione ecc.
    Ogni scelta andrebbe presa in un momento di calma, in cui si è in grado di riflettere lucidamente e serenamente.
    Lo stress della vita quotidiana induce talvolta a pensare eccessivamente e a perdere di vista gli obiettivi importanti, concedendo troppo spazio a dettagli ininfluenti. E’ importante distinguere ciò che merita davvero una riflessione e ciò che invece non fa altro che inquinare la propria mente, offuscandola e sovraccaricandola di tensioni negative

Il terremoto del secolo, ecco dove avverrà secondo uno studio effettuato da geologi francesi e cileni

Un recente studio, condotto da alcuni geologi francesi e cileni, ha individuato il luogo preciso in cui potrebbe avvenire quello che può essere definito come terremoto del secolo. In particolare, la ricerca ha stabilito e scoperto quella che potrebbe essere la placca maggiormente sottoposta allo “stress sismico”. Secondo quanto riportato dai ricercatori, il terremoto potrebbe avere un epicentro nella stessa zona di quello che fu definito il “sisma del XX secolo”. Ovvero il Cile e la sua Capitale Santiago.

Secondo alcune previsioni, il sisma del secolo deve ancora arrivare ed avrà una magnitudo superiore a nove. Nessun geologo ovviamente è in grado di prevedere il quando, il dove e la magnitudo esatta di un possibile futuro terremoto, anche se comunque esistono delle zone più a rischio rispetto ad altre. Recentemente però uno studio, effettuato da alcuni geologi francesi e cileni, ha individuato la placca sottoposta ad un maggiore “stress sismico”.

Secondo i ricercatori, il terremoto potrebbe avvenire nella stessa zona in cui si è verificato il sisma che è stato definito come “terremoto del XX secolo”. Ovvero il Cile e la sua Capitale Santiago. Questo studio è stato anche ripreso da diversi portali di informazione latino-americani. Tra cui anche La Nacion e Excelsior.com.mx.

Cile Paese a rischio

Ci sono pochi dubbi sul fatto che il Cile sia tra i Paesi più sismici al mondo. Questo deriva dal fatto che il Cile è il punto di convergenza tra la placca tettonica di Nazca e quella sudamericana. Una conferma arriva anche dalla recente sequenza sismica. Nel 2015, infatti, Illapel fu colpita da un terremoto di magnitudo 8.3. L’anno precedente, invece, fu colpita Iquique con un sisma di magnitudo 8.2. Ancora prima, nel 2010, Cobquecura fu letteralmente devastata da una scossa violentissima di magnitudo 8.8.

Secondo lo studio pubblicato recentemente, però, il rischio è che la magnitudo possa addirittura avvicinarsi a quella che fu registrata a Valdivia nel 1960. In quella circostanza, quel terremoto ebbe una magnitudo pari a 9.5. Tanto che ancora oggi è considerato come il terremoto più potente mai registrato nella storia. Le vittime di quel disastro furono oltre tremila, con conseguenze davvero devastanti.

Lo studio assicura che quello stesso fenomeno potrebbe ripetersi. E, considerata la sequenza sismica presente in Cile, non è da escludere la possibilità che avvenga in un futuro troppo lontano.

I precedenti terremoti

Come già accennato in precedenza, il Cile è uno dei Paesi più sismici in tutto il mondo. Già in passato è stato colpito da terremoti che hanno messo in ginocchio l’intero Paese. Come ad esempio quello del 2015, che si è verificato a Illapel.

In quella circostanza, si è avvertita una forte scossa di terremoto di magnitudo 8.3, con l’epicentro del terremoto è stato localizzato nella regione del Coquimbo, a circa 400 km a nord della capitale, ad appena undici chilometri di profondità.

Nell’aprile dell’anno precedente, è stato registrato un altro terremoto, con magnitudo simile (8.2), che ha provocato diversi danni e anche delle morti. Milioni di persone anche in quella occasione sono state evacuate per evitare qualsiasi tipo di pericolo.

Addio ad Aldo Biscardi

Ha fatto in tempo a vedere la Var, realizzazione moderna di quel “Vogliamo la moviola in campo” che è stato vero motto e sorta di sottotitolo del suo “Processo del lunedì”. Aldo Biscardi, ideatore nel 1979 di una trasmissione che avrebbe condotto in prima persona del 1983, col “Processo” non creò solo un format fra i più longevi della storia della televisione, ma cambiò il modo di raccontare lo sport. O meglio il calcio, protagonista quasi egemone. Al racconto distaccato, rigoroso, imparziale che lo aveva preceduto sostituì una sorta di teatro popolare, un circo di leoni di cui lui era il domatore, all’urlo di “Non sovrapponetevi”. Il Processo era programmaticamente “dalla parte della gente”, ma la sua agorà ospitava tutti, miscelando alto e basso in modo sorprendente: ai congiuntivi martoriati, alle gaffe e alle sparate (“Sono arrivate 100mila telefonate”), facevano da contraltare gli interventi di personaggi come Franco Zeffirelli e Gianni Brera. Al Processo andavano tutti, dai campioni, come Maradona, ai presidenti (alcuni erano presenza fissa, come Zamparini). Gianni Agnelli fu in studio, nonostante il “boicottaggio” juventino deciso da Boniperti. E poi c’erano i politici: Andreotti partecipò per la “sua” Roma e annunciò la conferma di Falcao, D’Alema superò lì il suo tipico distacco, parecchi anni dopo Berlusconi intervenne per dare la lieta novella: “Kakà resta”. Ma il leader del centrodestra era quasi un habitué, specie quando la politica si mescolava alla narrazione sportiva. Negli anni d’oro una buona fetta d’Italia si fermava per il suo “moviolone” e per gli scontri fra gli studi contrapposti, quelli di Torino contro quelli di Roma contro quelli di Milano. Una trasposizione televisiva di scontri da bar, elevati da interventi di avvocati e politici, che alternavano funzioni istituzionali a slanci da tifosi, facendo “fioccare polemiche come nespole”. A corredo di una discussione che faceva ascolti, anche per veri o presunti “sgub”, c’era la imitatissima parlata del suo rosso conduttore, quel marchio di fabbrica che faceva camminare sempre Biscardi sulla sottile linea che divide il personaggio dalla maschera teatrale, quasi felliniana. In questo, Biscardi era la versione “sportiva” di un altro grande personaggio della nostra televisione, Mike Bongiorno. Nel 2006 il suo coinvolgimento (non penale) nel processo Calciopoli, con telefonate e pressioni di Luciano Moggi alla trasmissione, da un parte portarono a una sospensione dall’Ordine, dall’altra furono testimonianza del peso che quel “bar sport” aveva assunto per l’opinione pubblica sportiva. Il Processo è stato anche palestra per talenti del giornalismo sportivo. Fra questi anche Enrico Varriale, che ha condotto recentemente i il Processo del lunedì sulla Rai. Biscardi aveva traslocato da tempo prima a Tele+, poi a Telemontecarlo: “Sono molto addolorato, – dice Varriale a Gazzetta.it – è stato lui a permettermi di affacciarmi alla ribalta nazionale. Credeva nei giovani e li lanciava, mi affidò la Nazionale nel ’90. Come giornalista ha creato un genere, che vanta più tentativi di imitazione della settimana enigmistica. Quando arrivai a Roma Rai le trasmissioni sportive erano molto impostate. Lui ebbe la grande intuizione di portare i commenti caldi di tifosi alti e bassi abbinandoli a un fiuto per la notizia che ne faceva un giornalista di razza. Finché è stato in Rai è stato straordinario, i suoi Processi ai Mondiali nel 1990 facevano più share della partita stessa. Poi è diventato più personaggio e ha dovuto mantenere livello di ascolti: per questo ha dovuto esagerare con scoop e quant’altro. Ma resta uno che ha creato un genere vero e proprio. Aveva un grande senso dell’ironia, soprattutto su di sé. Sapeva scherzare sui suoi difetti”.

BERLUSCONI ANNUNCIA CHE KAKA’ RIMANE AL MILAN

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