Archivi mensili per ottobre, 2017

Il terremoto del secolo, ecco dove avverrà secondo uno studio effettuato da geologi francesi e cileni

Un recente studio, condotto da alcuni geologi francesi e cileni, ha individuato il luogo preciso in cui potrebbe avvenire quello che può essere definito come terremoto del secolo. In particolare, la ricerca ha stabilito e scoperto quella che potrebbe essere la placca maggiormente sottoposta allo “stress sismico”. Secondo quanto riportato dai ricercatori, il terremoto potrebbe avere un epicentro nella stessa zona di quello che fu definito il “sisma del XX secolo”. Ovvero il Cile e la sua Capitale Santiago.

Secondo alcune previsioni, il sisma del secolo deve ancora arrivare ed avrà una magnitudo superiore a nove. Nessun geologo ovviamente è in grado di prevedere il quando, il dove e la magnitudo esatta di un possibile futuro terremoto, anche se comunque esistono delle zone più a rischio rispetto ad altre. Recentemente però uno studio, effettuato da alcuni geologi francesi e cileni, ha individuato la placca sottoposta ad un maggiore “stress sismico”.

Secondo i ricercatori, il terremoto potrebbe avvenire nella stessa zona in cui si è verificato il sisma che è stato definito come “terremoto del XX secolo”. Ovvero il Cile e la sua Capitale Santiago. Questo studio è stato anche ripreso da diversi portali di informazione latino-americani. Tra cui anche La Nacion e Excelsior.com.mx.

Cile Paese a rischio

Ci sono pochi dubbi sul fatto che il Cile sia tra i Paesi più sismici al mondo. Questo deriva dal fatto che il Cile è il punto di convergenza tra la placca tettonica di Nazca e quella sudamericana. Una conferma arriva anche dalla recente sequenza sismica. Nel 2015, infatti, Illapel fu colpita da un terremoto di magnitudo 8.3. L’anno precedente, invece, fu colpita Iquique con un sisma di magnitudo 8.2. Ancora prima, nel 2010, Cobquecura fu letteralmente devastata da una scossa violentissima di magnitudo 8.8.

Secondo lo studio pubblicato recentemente, però, il rischio è che la magnitudo possa addirittura avvicinarsi a quella che fu registrata a Valdivia nel 1960. In quella circostanza, quel terremoto ebbe una magnitudo pari a 9.5. Tanto che ancora oggi è considerato come il terremoto più potente mai registrato nella storia. Le vittime di quel disastro furono oltre tremila, con conseguenze davvero devastanti.

Lo studio assicura che quello stesso fenomeno potrebbe ripetersi. E, considerata la sequenza sismica presente in Cile, non è da escludere la possibilità che avvenga in un futuro troppo lontano.

I precedenti terremoti

Come già accennato in precedenza, il Cile è uno dei Paesi più sismici in tutto il mondo. Già in passato è stato colpito da terremoti che hanno messo in ginocchio l’intero Paese. Come ad esempio quello del 2015, che si è verificato a Illapel.

In quella circostanza, si è avvertita una forte scossa di terremoto di magnitudo 8.3, con l’epicentro del terremoto è stato localizzato nella regione del Coquimbo, a circa 400 km a nord della capitale, ad appena undici chilometri di profondità.

Nell’aprile dell’anno precedente, è stato registrato un altro terremoto, con magnitudo simile (8.2), che ha provocato diversi danni e anche delle morti. Milioni di persone anche in quella occasione sono state evacuate per evitare qualsiasi tipo di pericolo.

Addio ad Aldo Biscardi

Ha fatto in tempo a vedere la Var, realizzazione moderna di quel “Vogliamo la moviola in campo” che è stato vero motto e sorta di sottotitolo del suo “Processo del lunedì”. Aldo Biscardi, ideatore nel 1979 di una trasmissione che avrebbe condotto in prima persona del 1983, col “Processo” non creò solo un format fra i più longevi della storia della televisione, ma cambiò il modo di raccontare lo sport. O meglio il calcio, protagonista quasi egemone. Al racconto distaccato, rigoroso, imparziale che lo aveva preceduto sostituì una sorta di teatro popolare, un circo di leoni di cui lui era il domatore, all’urlo di “Non sovrapponetevi”. Il Processo era programmaticamente “dalla parte della gente”, ma la sua agorà ospitava tutti, miscelando alto e basso in modo sorprendente: ai congiuntivi martoriati, alle gaffe e alle sparate (“Sono arrivate 100mila telefonate”), facevano da contraltare gli interventi di personaggi come Franco Zeffirelli e Gianni Brera. Al Processo andavano tutti, dai campioni, come Maradona, ai presidenti (alcuni erano presenza fissa, come Zamparini). Gianni Agnelli fu in studio, nonostante il “boicottaggio” juventino deciso da Boniperti. E poi c’erano i politici: Andreotti partecipò per la “sua” Roma e annunciò la conferma di Falcao, D’Alema superò lì il suo tipico distacco, parecchi anni dopo Berlusconi intervenne per dare la lieta novella: “Kakà resta”. Ma il leader del centrodestra era quasi un habitué, specie quando la politica si mescolava alla narrazione sportiva. Negli anni d’oro una buona fetta d’Italia si fermava per il suo “moviolone” e per gli scontri fra gli studi contrapposti, quelli di Torino contro quelli di Roma contro quelli di Milano. Una trasposizione televisiva di scontri da bar, elevati da interventi di avvocati e politici, che alternavano funzioni istituzionali a slanci da tifosi, facendo “fioccare polemiche come nespole”. A corredo di una discussione che faceva ascolti, anche per veri o presunti “sgub”, c’era la imitatissima parlata del suo rosso conduttore, quel marchio di fabbrica che faceva camminare sempre Biscardi sulla sottile linea che divide il personaggio dalla maschera teatrale, quasi felliniana. In questo, Biscardi era la versione “sportiva” di un altro grande personaggio della nostra televisione, Mike Bongiorno. Nel 2006 il suo coinvolgimento (non penale) nel processo Calciopoli, con telefonate e pressioni di Luciano Moggi alla trasmissione, da un parte portarono a una sospensione dall’Ordine, dall’altra furono testimonianza del peso che quel “bar sport” aveva assunto per l’opinione pubblica sportiva. Il Processo è stato anche palestra per talenti del giornalismo sportivo. Fra questi anche Enrico Varriale, che ha condotto recentemente i il Processo del lunedì sulla Rai. Biscardi aveva traslocato da tempo prima a Tele+, poi a Telemontecarlo: “Sono molto addolorato, – dice Varriale a Gazzetta.it – è stato lui a permettermi di affacciarmi alla ribalta nazionale. Credeva nei giovani e li lanciava, mi affidò la Nazionale nel ’90. Come giornalista ha creato un genere, che vanta più tentativi di imitazione della settimana enigmistica. Quando arrivai a Roma Rai le trasmissioni sportive erano molto impostate. Lui ebbe la grande intuizione di portare i commenti caldi di tifosi alti e bassi abbinandoli a un fiuto per la notizia che ne faceva un giornalista di razza. Finché è stato in Rai è stato straordinario, i suoi Processi ai Mondiali nel 1990 facevano più share della partita stessa. Poi è diventato più personaggio e ha dovuto mantenere livello di ascolti: per questo ha dovuto esagerare con scoop e quant’altro. Ma resta uno che ha creato un genere vero e proprio. Aveva un grande senso dell’ironia, soprattutto su di sé. Sapeva scherzare sui suoi difetti”.

BERLUSCONI ANNUNCIA CHE KAKA’ RIMANE AL MILAN

Patente, dal 6 ottobre anche chi soffre di patologie del sangue potrà guidare

Rivoluzione nel settore delle patenti B per le auto: scompare il divieto di rilasciare o confermare la licenza ai candidati o conducenti colpiti da gravi malattie del sangue. È questo l’effetto del decreto del presidente della Repubblica numero 139 del 10 luglio 2017 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 settembre 2017), che ha soppresso una vecchia norma. Dal 6 ottobre le persone con patologie del sangue potranno guidare: conseguire la patente (cioè ottenerla per la prima volta) oppure rinnovarla. Il motivo? Il “progresso scientifico intervenuto sui nuovi strumenti di diagnosi e sulle nuove terapie per la cura delle malattie del sangue”, dice il decreto, con il “parere favorevole del ministero della Salute”. Ovviamente, restano in piedi tutti gli altri requisiti per ottenere la patente: vediamo allora in concreto che cosa fare per ottenerla, regole valide pure per chi ha malattie ematiche.

Tre punti chiave

#1. Come fare domanda. Per conseguire la patente B per le auto ci si può rivolgere a un’autoscuola oppure al competente ufficio della Motorizzazione civile. Se si è cittadini comunitari residenti in Italia basta l’autocertificazione dei dati anagrafici e di residenza. Invece, per i cittadini extracomunitari occorre portare in visione il permesso di soggiorno oppure la ricevuta della richiesta di rinnovo o di primo rilascio del documento.

#2. Gli esami da sostenere. Il candidato deve sostenere un esame di teoria entro sei mesi dalla data di presentazione della domanda. L’esame può essere ripetuto una sola volta. Al candidato viene proposto un questionario composto da 40 quesiti singoli, con risposta “vero” o “falso”. C’è il limite di quattro errori e il tempo massimo a disposizione è di 30 minuti. Intanto, con autorizzazione, ci si può esercitare alla guida con la presenza, in funzione di istruttore, di una persona di età inferiore a 65 anni, munita della patente di categoria della quale si chiede il rilascio, conseguita da almeno 10 anni o di categoria superiore (in questa caso non occorre che sia patentata da 10 anni) oppure di un istruttore di scuola guida. Al candidato è consegnato un libretto nel quale l’istruttore appone la propria firma al termine di ogni lezione (sono obbligatorie sei ore di guida, alcune nelle ore notturne e in autostrada o strade similari). Questo libretto, insieme a un attestato che certifica le guide obbligatorie svolte, va consegnato alla prenotazione. L’esame può essere affrontato dopo un mese dalla data del rilascio dell’autorizzazione alla guida ed è possibile ripeterlo una sola volta.

#3. I requisiti necessari. La patente si può conseguire se si hanno malattie ematiche però occorre che il richiedente, all’accertamento sanitario praticato con i comuni esami clinici e con gli accertamenti specialistici ritenuti necessari, non risulti affetto da malattia fisica o psichica, né da deficienza organica o minorazione psichica, anatomica o funzionale, tale da impedire di condurre con sicurezza l’auto. Fra le malattie che escludono la possibilità di rilascio della patente B per l’auto ci sono malattie del sistema nervoso e psichiche, patologie dell’apparato urogenitale e malattie endocrine gravi. La patente non deve essere rilasciata o confermata ai candidati o conducenti che si trovino in stato di dipendenza attuale da alcol, stupefacenti o sostanze psicotrope né a persone che comunque consumino abitualmente sostanze capaci di compromettere la loro idoneità a guidare.

In caso di dubbio…

Resta inteso che, nei casi dubbi, oppure quando si tratta di affezioni corrette da apposite protesi, il giudizio di idoneità verrà espresso dalla commissione medica locale. Ad ogni modo la patente può anche essere rilasciata con qualche vincolo: guidare solo di giorno o solo in città, per esempio. In più, ci sarà poi il rinnovo della patente: se avete meno di 50 anni, il rinnovo della patente va fatto ogni 10 anni; per chi ha oltre 50 anni d’età, il rinnovo scatta ogni 5 anni. Si arriva a 70 anni: rinnovo ogni 3 anni. Infine, a 80 anni, rinnovo ogni 2 anni.

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