Articoli con tag Calcio

Addio ad Aldo Biscardi

Ha fatto in tempo a vedere la Var, realizzazione moderna di quel “Vogliamo la moviola in campo” che è stato vero motto e sorta di sottotitolo del suo “Processo del lunedì”. Aldo Biscardi, ideatore nel 1979 di una trasmissione che avrebbe condotto in prima persona del 1983, col “Processo” non creò solo un format fra i più longevi della storia della televisione, ma cambiò il modo di raccontare lo sport. O meglio il calcio, protagonista quasi egemone. Al racconto distaccato, rigoroso, imparziale che lo aveva preceduto sostituì una sorta di teatro popolare, un circo di leoni di cui lui era il domatore, all’urlo di “Non sovrapponetevi”. Il Processo era programmaticamente “dalla parte della gente”, ma la sua agorà ospitava tutti, miscelando alto e basso in modo sorprendente: ai congiuntivi martoriati, alle gaffe e alle sparate (“Sono arrivate 100mila telefonate”), facevano da contraltare gli interventi di personaggi come Franco Zeffirelli e Gianni Brera. Al Processo andavano tutti, dai campioni, come Maradona, ai presidenti (alcuni erano presenza fissa, come Zamparini). Gianni Agnelli fu in studio, nonostante il “boicottaggio” juventino deciso da Boniperti. E poi c’erano i politici: Andreotti partecipò per la “sua” Roma e annunciò la conferma di Falcao, D’Alema superò lì il suo tipico distacco, parecchi anni dopo Berlusconi intervenne per dare la lieta novella: “Kakà resta”. Ma il leader del centrodestra era quasi un habitué, specie quando la politica si mescolava alla narrazione sportiva. Negli anni d’oro una buona fetta d’Italia si fermava per il suo “moviolone” e per gli scontri fra gli studi contrapposti, quelli di Torino contro quelli di Roma contro quelli di Milano. Una trasposizione televisiva di scontri da bar, elevati da interventi di avvocati e politici, che alternavano funzioni istituzionali a slanci da tifosi, facendo “fioccare polemiche come nespole”. A corredo di una discussione che faceva ascolti, anche per veri o presunti “sgub”, c’era la imitatissima parlata del suo rosso conduttore, quel marchio di fabbrica che faceva camminare sempre Biscardi sulla sottile linea che divide il personaggio dalla maschera teatrale, quasi felliniana. In questo, Biscardi era la versione “sportiva” di un altro grande personaggio della nostra televisione, Mike Bongiorno. Nel 2006 il suo coinvolgimento (non penale) nel processo Calciopoli, con telefonate e pressioni di Luciano Moggi alla trasmissione, da un parte portarono a una sospensione dall’Ordine, dall’altra furono testimonianza del peso che quel “bar sport” aveva assunto per l’opinione pubblica sportiva. Il Processo è stato anche palestra per talenti del giornalismo sportivo. Fra questi anche Enrico Varriale, che ha condotto recentemente i il Processo del lunedì sulla Rai. Biscardi aveva traslocato da tempo prima a Tele+, poi a Telemontecarlo: “Sono molto addolorato, – dice Varriale a Gazzetta.it – è stato lui a permettermi di affacciarmi alla ribalta nazionale. Credeva nei giovani e li lanciava, mi affidò la Nazionale nel ’90. Come giornalista ha creato un genere, che vanta più tentativi di imitazione della settimana enigmistica. Quando arrivai a Roma Rai le trasmissioni sportive erano molto impostate. Lui ebbe la grande intuizione di portare i commenti caldi di tifosi alti e bassi abbinandoli a un fiuto per la notizia che ne faceva un giornalista di razza. Finché è stato in Rai è stato straordinario, i suoi Processi ai Mondiali nel 1990 facevano più share della partita stessa. Poi è diventato più personaggio e ha dovuto mantenere livello di ascolti: per questo ha dovuto esagerare con scoop e quant’altro. Ma resta uno che ha creato un genere vero e proprio. Aveva un grande senso dell’ironia, soprattutto su di sé. Sapeva scherzare sui suoi difetti”.

BERLUSCONI ANNUNCIA CHE KAKA’ RIMANE AL MILAN

Totti festeggia 40 anni. Gli auguri da parte di tanti campioni dello sport

Il volto è il solito: guascone, finto imbronciato, sempre pronto a sciogliersi in un sorriso. Nel giorno dei suoi 40 anni Francesco Totti si concede e torna a parlare: di sé, più che della Roma e del contesto. E’ stato tempestato di auguri, da Messi a Bolt, da Del Piero a Nadal. “Ringrazio di cuore degli auguri – dice a Sky – non me li sarei aspettati così importanti. Fa piacere, sono colleghi, anche se fanno altri sport. Sono icone mondiali, e sentire i loro auguri gratifica tanto”.

 Messi ti ha augurato di gicare altri due anni…
“Non so se riuscirò a accontentarlo. Lo ringrazio infinitamente, lo conosco di persona ed è quello che vediamo tutti, un fenomeno anche fuori dal campo, ogni tanto ci messaggiamo. Mi fa piacere sentire che mi stima, vuol dire che qualcosa di buono ho fatto”.

Del Piero fa gli auguri mimando il suo “4-0 e a casa”, e trasformandolo in un 40: Cosa gli rispondi?
“Quel 4-0 se lo ricorda bene però… (sorride) Sono contento, siamo veramente amici, lo siamo sempre stati, mai in concorrenza. Abbiamo sempre cercato di raggiungere obiettivi insieme. L’obiettivo calcistico che inseguivamo l’abbiamo raggiunto con il mondiale e sono contento di averlo conosciuto come persona. Come calciatore è stato tra i più forti al mondo”.

 Gli altri campioni del mondo hanno smesso quasi tutti e tu continui…
“Ero più giovane… Non so dirti come ci sono arrivato. Parlo per me, ho sempre cercato di essere un professionista serio. Cerco sempre di dare il massimo durante gli allenamenti. Qualche infortunio mi ha frenato e condizionato alcuni anni. Ma c’è voglia, passione, divertimento. Vengo qui a Trigoria tutti i giorni con il sorriso e la voglia di divertirmi ancora”.

 Tu hai esordito a sedici anni, cosa diresti a un ragazzo di quell’età?
“A 16 anni bisogna divertirsi. Alcuni, come me, Federer o Baggio hanno potuto esordire già a quell’età. Ma con voglia e determinazione si riesce a inseguire quello che hai dentro. Poi la passione ti aiuta a vedere al di là. A vedere cosa può riservarti il futuro. Poi quando vedi i risultati riesci a essere positivo”.

 Momento più difficile?
“Soprattutto gli infortuni. Poi il penultimo contratto, avevo pensato veramente di cambiare squadra. Poi il cuore, gli amici, la famiglia mi hanno aiutato a riflettere. Ora per fortuna sono ancora qui a dire la mia”.

 Che effetto ti fa ricevere queste dimostrazioni d’affetto? In vita è successo a pochi.
“Sinceramente stamattina, l’ho detto ai colleghi, volevo staccare il telefono e darmi malato per non vedere nessuno. Però è un giorno che non torna più, ho voluto raccogliere tutte queste cose belle e tenermele dentro”.

 Quando sei stato vicino a andare via? Ti ha trattenuto la bellezza della città?
“So quanto bella la città e quanto mi vuole bene, fosse solo per quell non ci avrei mai pensato a andare via. Ci sono stati alcuni problemi, intoppi interni. Vicino a andare via l’anno di Capello, dopo lo scudetto. Forse il 2003. Al Real? Ero molto vicino. quella era la strada dove volevo proseguire la carriera se fossi andato via. Perché rimasto? Sono cambiate tantissime cose. Avevo bisticciato col presidente, avevo chiesto cose e lui non voleva. Poi la famiglia e gli amici mi hanno fatto pensare e riflettere su cose che a Madrid non avrei trovato”.

Con quale allenatore hai litigato?
“Litigato con nessuno. Discussioni ci stanno, non dico quotidianamente ma quasi. Non ho mai cacciato via un allenatore e mai fatto venire un allenatore che volessi. Non ho mai comandato nessuno. Io faccio parte del gruppo, ho sempre remato nella direzione della società e sempre guardato le persone a testa alta”.

Qual è il compagno che hai amato di più?
“In che senso? (ride) Da amico Candela, ancora lo frequento, è uno dei più grandi amici del mondo del calcio. Nemici tanti. Ma ho sempre rispettato tutti”.

Il giorno più bello dei 40 anni?
“L’esordio in serie A, da lì è partito tutto”.

La festa?
“Io non so niente: leggo del castello, quello, quell’altro. Io non so manco chi so’ gli invitati, hanno fatto tutto mia cognata e mia moglie”.

Valentino vuol correre fino a 40. Fa bene?
“Giusto se testa e fisico glielo permettono. Parliamo di una leggenda, che ha fatto vedere al mondo di che pasta è fatto”.

Fonte: Repubblica.it

Giampiero Ventura sarà il nuovo commissario tecnico della Nazionale Italiana dopo gli europei

Ancora poche ore di attesa, poi finalmente ci sarà anche l’ufficialità: è Giampiero Ventura il tecnico designato alla successione di Antonio Conte, che lascerà la panchina azzurra dopo l’Europeo di Francia per accasarsi al Chelsea. “Domani è il giorno nel quale indicheremo il nuovo ct della Nazionale – ha ribadito il presidente della Figc Carlo Tavecchio, alla vigilia del consiglio federale che sancirà la nomina – Sarà Ventura? Potrebbe anche essere”. L’accordo economico è già stato perfezionato: al tecnico ligure andranno 1.3 milioni di euro all’anno, senza bonus in caso di qualificazione a Russia 2018, risultato che evidentemente la Federazione considera obiettivo minimo. “Io voglio solo dire che abbiamo fatto un percorso e stiamo arrivando a un ct che domani annunceremo, senza trionfalismi – aggiunge il presidente federale da Verona, a poche ore dalla sfida tra Italia e Finlandia – Nostalgia di Conte? Sì ce l’ho anche se lo sapevo da prima che sarebbe andato via. Noi abbiamo fatto con lui un contratto di due anni sapendo che al termine ci avrebbe lasciato. Era chiaro, era scritto”.

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